Egeria 25/2026
Rivista semestrale dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana (ISSRT) «Santa Caterina da Siena»
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Contributi di Marco Dalbagno, Francesco Baroni, Francesco Morosi, Michele Zanardi, Adriano Fabris, Fabrizio Mandreoli
Egeria 25/2026
Michele Zanardi
La teologia narrativa di Marilynne Robinson
Abstract
L’articolo prende in esame la teologia narrativa sviluppata da Marilynne Robinson nella tetralogia di Gilead (Gilead, Casa, Lila, Jack); l’analisi è articolata in quattro passaggi. In primo luogo, le diverse forme letterarie impiegate nei romanzi vengono individuate e ricondotte a tradizioni significative all’interno della letteratura cristiana. Si indaga poi lo stile teologico di Robinson: nei romanzi, che non sono professioni o apologie, la fede permea lo sfondo della narrazione e rivela la presenza del sacro nella vita quotidiana. Con un ulteriore passaggio, l’intero ciclo viene letto come un elaborato midrash sulla parabola del figliol prodigo (Lc 15,11-32) osservando come i ruoli e le trasformazioni dei personaggi portano in scena il confronto tra una teologia del merito e una teologia della grazia. Infine, il progetto di Robinson viene compreso come tentativo di pensare oggi il calvinismo: sia riscoprendo le sue radici umaniste – l’enfasi sulla positività della creazione – sia recependo la sua reinterpretazione ad opera di Karl Barth – l’enfasi sull’assoluta libertà della bontà divina. Il ciclo di Gilead si configura così come esempio significativo di una teologia costruita in forma narrativa: una teologia tesa a mostrare, nella vita ordinaria, il peso della grazia e della speranza.
The article examines the narrative theology performed by Marilynne Robinson in the Gilead tetralogy (Gilead, Home, Lila, Jack), proposing a four-step analysis. First, it identifies the distinct literary forms employed across the novels, relating them to significant traditions within Christian literature. Second, it investigates Robinson’s theological style: the novels do not profess or defend faith but let it saturate the perceptual and experiential background of the narrative, disclosing the sacred within ordinary life. Third, the article reads the entire cycle as an elaborate midrash on the Parable of the Prodigal Son (Luke 15:11-32), as the roles and transformations of the characters dramatize the difference between a theology of merit and a theology of grace. Finally, the article reads Robinson’s project as an attempt to rethink Calvinism for the present: recovering its humanist roots ‒ the emphasis on the goodness of creation ‒ while drawing on Karl Barth’s reinterpretation ‒ the emphasis on the absolute freedom of divine goodness. The Gilead cycle is thus presented as a significant instance of theological work conducted in narrative form: a theology attentive to the revelation of grace and the resilience of hope in ordinary life.
M. Zanardi, La teologia narrativa di Marilynne Robinson, in Egeria 15/25 (2026), 87-97
