Fidei Communio 2026/1
Rivista semestrale di Teologia e Studi religiosi
Vai alla pagina principale della Rivista
Contributi di Alessandro Clemenzia, Marta Busani, Pierpaolo Donati, Mario Morcellini, José Rico Pavés, Arturo Cattaneo, Miguel de Salis, Francesco Spinelli, Jacques Servais, Hyacinthe Destivelle, Nicola Salato, Jacques Bagnoud, Marco Lamanna, Massimo Borghesi, Francesca Leto
Scarica il volume completo
Fidei Communio 2026/1
Francesco Spinelli
Uno strumento a servizio della comunione. Storia e situazione della rivista internazionale di teologia e cultura Communio
Nel 1972 vede la luce il primo numero di Communio. International Catholic Review, rivista internazionale di teologia e cultura. Per poterne comprendere al meglio la portata, è opportuno ripercorrerne brevemente la nascita insieme agli intenti che l’hanno da subito animata, il modo di lavorare e le attuali edizioni, per poi poterne delineare alcune prospettive.
1. La nascita e le redazioni
Nei teologi che avevano preso parte al concilio Vaticano II, c’era la preoccupazione che le istanze emerse dai documenti non venissero perdute ma potessero divenire stimolo e pista di lavoro per la Chiesa tutta. Il 15 gennaio del 1965, pochi mesi prima della chiusura dell’assise conciliare, vide la luce e fu consegnato a tutti i padri conciliari il primo numero della rivista Concilium, fondata da Rahner, Schillebeeckx, Küng e Metz. Alcuni teologi poi, membri della stessa redazione, Ratzinger, de Lubac e Balthasar, avendo una diversa prospettiva di pensiero,1 se ne separarono per dar vita all’altra rivista che ha caratterizzato il post-concilio: Communio. International Catholic Review.
Alla nascita della rivista Communio ci sono degli incontri. Incontri tra teologi, personalità grandi nella Chiesa, ma soprattutto cristiani che provano a vivere in pieno il vangelo, alla luce degli insegnamenti conciliari. Incontri avvenuti nella Commissione teologica internazionale, istituita da Paolo VI nel 1969 su proposta del primo Sinodo dei vescovi del 1967, di cui facevano parte tutti i fondatori. Nell’autunno del 1969, ai margini delle consulte della Commissione, il progetto prese forma dall’incontro dello stesso Balthasar con de Lubac, Medina, Le Guillou e Ratzinger.2 Le Monde dà sommessamente notizia di un altro incontro, quello fra tre teologi di spicco come Balthasar, de Lubac e Ratzinger, nel febbraio del 1970.3 Il piano originale prevedeva un’edizione francese e una tedesca. L’inizio di quella francese fu rimandato4 e, nel 1972, vide la luce l’edizione tedesca, insieme a quella italiana, nata anch’essa da un incontro, stavolta di Balthasar con alcuni membri di Comunione e liberazione.5 Da subito, anche visti gli intenti, si pensò al nome
Da subito, anche visti gli intenti, si pensò al nome Communio, ma dato che in Spagna esisteva già una piccola rivista con questo titolo, così come a Roma una collana di libri, si optò per il titolo Rivista cattolica internazionale al quale Communio era aggiunto come sottotitolo, preservandone così l’originalità.6La fisionomia della rivista è nata anch’essa da un incontro, quello avvenuto a Zurigo nel 1971 tra le redazioni italiana e tedesca.
La fisionomia della rivista è nata anch’essa da un incontro, quello avvenuto a Zurigo nel 1971 tra le redazioni italiana e tedesca.7 Nel frattempo, nuove redazioni si stavano costituendo in altri Paesi del mondo. Nel ’74 Communio iniziò negli Usa e nell’ex-Jugoslavia, nel ’75 in Francia e nel ’76 nelle regioni fiamminghe. La redazione polacca, che avrebbe preso avvio nel 1981, dovette attendere il visto del governo.Ai nomi di Balthasar, de Lubac e Ratzinger se ne sono aggiunti altri, sin da subito, con la nascita delle redazioni nazionali. Tra questi da menzionare: i futuri cardinali Kasper, Lehmann, Medina Estévez, Ouellet, Schönborn e Scola; il futuro vescovo Corecco, l’oratoriano Bouyer, il domenicano Le Guillou e il filosofo Marion; in Italia, da ricordare Guerriero, che ne ha diretto a lungo l’edizione.
Ai nomi di Balthasar, de Lubac e Ratzinger se ne sono aggiunti altri, sin da subito, con la nascita delle redazioni nazionali. Tra questi da menzionare: i futuri cardinali Kasper, Lehmann, Medina Estévez, Ouellet, Schönborn e Scola; il futuro vescovo Corecco, l’oratoriano Bouyer, il domenicano Le Guillou e il filosofo Marion; in Italia, da ricordare Guerriero, che ne ha diretto a lungo l’edizione.8Alla morte di Balthasar, avvenuta nel 1988, il gesuita poi divenuto vescovo ausiliare di Coira Peter Henrici, che tra l’altro era il cugino del teologo svizzero, ha assunto la responsabilità della collaborazione internazionale della rivista.
Alla morte di Balthasar, avvenuta nel 1988, il gesuita poi divenuto vescovo ausiliare di Coira Peter Henrici, che tra l’altro era il cugino del teologo svizzero, ha assunto la responsabilità della collaborazione internazionale della rivista.
2. Gli intenti
Nell’approntare una nuova rivista la prima domanda è quella del perché di tale pubblicazione, con quali scopi e necessità se ne è sentita l’esigenza. Con questa domanda, ad esempio, ha iniziato il proprio percorso l’edizione italiana rispondendo che il «motivo della rivista è cercare di costruire […] uno strumento per la vita della Chiesa. Uno strumento per le esperienze ed i tentativi di vivere la fede come comunione e testimonianza in differenti situazioni».9 Continuando nella stessa riflessione, sempre l’edizione italiana constata una mancanza del mondo contemporaneo. Infatti, se la teologia è la «mediazione critica e sistematica della esperienza di fede», si deve riscontrare un vuoto, in quanto assente un’autentica esperienza di Chiesa. Cioè assente un “luogo”, la comunità cristiana, in cui il teologo che l’avesse vissuta avrebbe così prodotto quel “lavoro critico e sistematico” che è la teologia in quanto tale. Per questo, Communio si presenta da subito come uno «strumento per la costruzione della comunità cristiana».10 Questa avrebbe voluto essere un’artefice di comunione, anzitutto, con la realtà teologica. Doveva, cioè, essere una testimonianza della cattolicità della Chiesa, come indicato da de Lubac e dal concilio Vaticano II, per poter così aiutare i lettori a riscoprire la «santità nella sequela di Cristo come forma di intelligenza». E questo non solo nella teologia, accademicamente intesa, ma in tutti gli ambiti della vita.11
Ad ogni nuova edizione, Balthasar premetteva un suo articolo per delinearne il programma.12 In questo, anzitutto, spiega la scelta del nome che, in sé, ne porta gli intenti originari. Nella parola communio, infatti, è racchiuso il progetto che la pubblicazione è chiamata a sviluppare, in quanto questa è presentata come la «chiave per intendere il significato dell’ora del mondo e della Chiesa ed il rapporto vicendevole tra l’una e l’altro».13La «comunione» per Balthasar, inoltre, affronta la questione importante del «primo fondamento». Infatti questa non è un “programma”, cioè non delinea gli sforzi da compiere per realizzarla, identificando quindi la comunione come una sorta di orizzonte futuro. Si basa invece su una comunione antecedente, data «in anticipo».
La «comunione» per Balthasar, inoltre, affronta la questione importante del «primo fondamento». Infatti questa non è un “programma”, cioè non delinea gli sforzi da compiere per realizzarla, identificando quindi la comunione come una sorta di orizzonte futuro. Si basa invece su una comunione antecedente, data «in anticipo».14 Di conseguenza, il fatto che l’uomo sia creato a immagine di Dio lo «spinge a cercare una comunione sempre più perfetta tra gli uomini».15 La «comunione» quindi è, per Balthasar, una grazia che è già stata donata all’uomo in Cristo, e solo quando l’uomo se ne rende conto possono iniziare «il vero dramma e le inesorabili esigenze del vivere questa comunione». Per questo, ciò che è richiesto è soprattutto un’apertura del cuore a tale grazia.16
3. Il modo di lavorare
Fedele agli intenti prefissati, è stato anche il modo di essere pensata e di strutturarsi di Communio. Infatti, la modalità con cui viene preparata ogni uscita, così come la sua organizzazione, ne riflette la natura.
Anzitutto, nella genesi di ogni numero, vi è l’intento di mettere insieme sin dall’inizio, nell’opera redazionale, le varie persone coinvolte nelle redazioni nazionali. Infatti, ogni anno, di solito per quattro giorni di maggio, alcuni redattori delle diverse nazioni dove essa è pubblicata si incontrano in una città dell’Europa, dove la rivista viene edita. I partecipanti, in questi giorni, cercano di elaborare una riflessione comune sui temi proposti, che saranno oggetto dei contributi richiesti. In ogni redazione nazionale, quindi, vengono pubblicati gli articoli comuni decisi nell’incontro, insieme a quelli propri di ogni singola nazione.
Infatti, ogni anno, di solito per quattro giorni di maggio, alcuni redattori delle diverse nazioni dove essa è pubblicata si incontrano in una città dell’Europa, dove la rivista viene edita. I partecipanti, in questi giorni, cercano di elaborare una riflessione comune sui temi proposti, che saranno oggetto dei contributi richiesti. In ogni redazione nazionale, quindi, vengono pubblicati gli articoli comuni decisi nell’incontro, insieme a quelli propri di ogni singola nazione.17 Ogni numero non vuole essere semplicemente una «raccolta di articoli e contributi», ma piuttosto un «vero e proprio lavoro, con una fisionomia precisa e capace di proporre la prosecuzione del lavoro stesso e la sua verifica al lettore».18 Tra questi incontri annuali, da ricordare quello del 1985 a Roma, che vide l’udienza con Giovanni Paolo II e una preziosa lezione del cardinal Ratzinger. L’incontro fu anche l’occasione per celebrare l’ottantesimo compleanno di von Balthasar.Si potrebbe affermare che anche nel metodo di lavorare ad ogni singolo numero si mette in pratica quanto negli intenti della rivista stessa. Bene è stato riconosciuto da papa Wojtyła nell’udienza concessa alle redazioni del gruppo
Si potrebbe affermare che anche nel metodo di lavorare ad ogni singolo numero si mette in pratica quanto negli intenti della rivista stessa. Bene è stato riconosciuto da papa Wojtyła nell’udienza concessa alle redazioni del gruppo Communio nel ventesimo anniversario dalla fondazione:
I collaboratori delle vostre riviste vivono in questo spirito di comunione nella carità su cui si edifica la Chiesa, una e diversificata, in una parola cattolica. Ecclesiastici, religiosi e laici, uomini e donne provenienti da più di quindici nazioni, voi siete un segno di questa cattolicità. Tra di voi sperimentate il dialogo per lavorare alla stessa opera. Nella comunione della stessa fede e dello stesso Signore, con il desiderio ardente di far attecchire il Vangelo nelle culture dei nostri tempi, create un confronto esigente con i vostri contemporanei attraverso un processo razionale che favorisce la scoperta del mistero divino e accompagna l’adesione alla fede che, sola, permette l’incontro personale con il signore della storia.19
Per dirla ancora con Balthasar: Communio non è una «rivista uniforme, tradotta meccanicamente in diverse lingue», ma piuttosto un’«associazione viva di riviste che scelgono e discutono i loro temi nello stesso spirito di cattolicità» le quali, secondo le necessità e l’opportunità, condividono e si scambiano i vari articoli.20 La rivista si indirizza ad un pubblico vasto: da qualsiasi cristiano in grado di usufruirne, fino agli specialisti che potranno mettere in atto e sostenere quanto letto.21La
La struttura di ogni numero, poi, è pensata su tre parti che ne favoriscono gli scopi. La prima parte è dedicata alle
La prima parte è dedicata alle produzioni. Queste costituiscono un momento teologico in senso stretto e tradizionale, un «lavoro teologico in via positiva». In questa parte si presenta il problema che verrà sviscerato nel fascicolo.Segue il secondo momento, dedicato alla ricerca dell’
Segue il secondo momento, dedicato alla ricerca dell’ideologia. Si tratta di un lavoro critico che si concretizza con due tipi di articoli: alcuni che ricercano le categorie culturali, politiche e socio-storiche che soggiacciono alla produzione teologica odierna; un altro tipo che, a partire dall’esperienza cristiana, pone delle domande alle diverse realtà ecclesiali e alle strutture della società, non cadendo nel rischio di certe tendenze che giudicano e sentenziano a prescindere dall’esperienza. Infine, la parte dedicata alla
Infine, la parte dedicata alla prassi. È certamente la sezione più “provvisoria” ma, per certi versi, più importante, in quanto affronta le esperienze di Chiesa cercando di formalizzarle, offrendone una lettura teologica.22 Ne consegue che alle redazioni appartengono persone di vario genere, sacerdoti, laici, teologi e rappresentanti anche di altre discipline, in modo che la rivista possa essere un «forum di dialogo tra fede e cultura».
Ne consegue che alle redazioni appartengono persone di vario genere, sacerdoti, laici, teologi e rappresentanti anche di altre discipline, in modo che la rivista possa essere un «forum di dialogo tra fede e cultura».23
4. Le pubblicazioni attuali
Alle prime edizioni nazionali, nel corso del tempo, se ne sono aggiunte altre, con proprie storie ed evoluzioni. Dopo i primi vent’anni Communio annoverava tredici edizioni e undici lingue in cui era pubblicata, fino ad arrivare poi a diciassette. Alcune edizioni hanno avuto vita breve (ad es. Libano e Ucraina), altre hanno cessato le pubblicazioni (ad es. Cile, Spagna, Italia). Attualmente, dal sito ufficiale della rivista, risultano le seguenti edizioni:24
– Francia. La morte di Daniélou prima, nel 1974, e la malattia di Le Guillou, dopo, ritardarono l’uscita della Revue catholique internationale Communio, che pubblicò il suo primo numero nel settembre 1975.25–
– Argentina. La Revista católica internacional Communio nasce nel 1994 da un gruppo di sacerdoti e laici provenienti da Buenos Aires e dall’entroterra del Paese, i quali proposero di realizzare una versione locale della rivista. Nonostante le varie crisi di ordine economico e politico-sociale del Paese, la rivista ha raggiunto una propria solidità e al momento è l’unica edizione in lingua spagnola. L’attuale direttore è Andrés Di Ció.26–
– Germania. L’Internationale katholische Zeitschrift Communio è stata la prima edizione a vedere la luce, insieme a quella italiana. Il primo numero ebbe la prefazione di Franz Greiner.27 Attualmente è pubblicata da Herder che, nel gennaio 2024, ne ha lanciato anche una piattaforma on line.28 –
– Paesi Bassi-Belgio. L’Internationaal katholiek tijdschrift Communio nasce nel 1976, su iniziativa del domenicano fiammingo Valentinus Walgrave; successivamente, fu a lungo diretta dal gesuita olandese Gerard Wilkens e da Stefaan Van Calster. Dal 2013 al 2016 è stata curata da Stefaan Van Calster e Lambert Hendriks, dal 2016 al 2018 da Filip De Rycke. Dal 2018 al 2021 ne è stato il direttore Ben Hartmann, mentre dal 2021 è Lambert Hendriks.29–
– Brasile. Communio: Revista Internacional de Teologia, Ciência e Cultura arrivò in Brasile nel 1982 attraverso Karl Josef Romer, vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, che formò un gruppo di laici e sacerdoti per la redazione. La direzione fu affidata a Estêvão Bettencourt.30–
– Croazia. Međunarodni katolički časopis Communio. Nel 1975 l’editore Kršćanska sadašnjost fondò la rivista teologica Svesci – Communio. L’obiettivo principale era la collaborazione con Communio. Tuttavia, a causa di diverse circostanze, pubblicò anche testi di altre riviste teologiche. Nel 2010, mutato il contesto sia ecclesiale che sociale, incominciò a pubblicare come edizione croata di Communio.31–
– Repubblica Ceca. Mezinárodní katolická revue Communio è stata fondata nel 1996 dall’associazione civica Communio Association e, facendo parte della famiglia di Communio, pubblica articoli condivisi con la redazione internazionale ed altri di teologi locali.32 –
– Ungheria. Communio. Nemzetközi katolikus folyóirat ha iniziato la sua attività nel 1993. Attualmente viene pubblicata in Ungheria due volte l’anno, con un numero combinato a giugno e dicembre. Attuale caporedattore dell’edizione è il sacerdote teologo Attila Puskás.33–
– Polonia. Il cardinale Wojtyła fu un grande sostenitore di Communio, commissionandola al Pallottinum.34 Il primo numero di Międzynarodowy Przegląd Teologiczny Communio apparve nel 1981.35–
– Portogallo. La Revista internacional católica Communio vede la luce in Portogallo nel 1984. –
– Slovenia. L’edizione slovena, Mednarodna katoliška revija Communio, è disponibile dal 1990, in quattro numeri annui.36
Altre edizioni che hanno terminato la pubblicazione o non sono annoverate nel sito ufficiale
Altre edizioni che hanno terminato la pubblicazione o non sono annoverate nel sito ufficiale Communio. International Catholic Review:
– Italia. La Rivista Internazionale di Teologia e Cultura è stata la prima edizione ad essere uscita insieme a quella tedesca, nel 1972. Edita sempre da Jaca Book, cessò di essere pubblicata nel 2013. Ha avuto tra gli altri come direttori dell’edizione Giuseppe Ruggieri, che ne è stato anche tra i fondatori, Antonio Sicari, Elio Guerriero. L’ultimo è stato il carmelitano Aldino Cazzago. –
– Spagna. Le Ediciones Encuentro hanno pubblicato l’edizione spagnola Revista Católica Internacional Communio dalla fondazione nel 1978 fino al 2006.37 –
– Ruanda. La rivista in lingua francese in Ruanda, Revue Catholique Internationale Communio, ha visto la luce nel 2017. Il redattore capo, Andrzej Jakacki, era arrivato in Ruanda nel 1995 e insegnava teologia dogmatica al seminario maggiore di Nyakibanda. Presieduto dal vescovo Vincent Harolimana di Ruhengeri, il comitato comprendeva una suora e diversi sacerdoti e personalità religiose ruandesi.38
5. Le prospettive future
Dal 1972 il contesto culturale, sociale ed ecclesiale è totalmente mutato, in molteplici aspetti. Al tempo il comunismo aveva trovato il suo «luogo teologico» nel grande divario che si era venuto a creare tra l’unità celebrata dai cristiani e la loro incapacità di viverla.39 Con profetica intuizione, oltre un secolo fa, Charles Péguy definiva il proprio contesto come un «mondo moderno», cioè come il mondo «di coloro a cui non c’è più nulla da insegnare. Il mondo di coloro che agiscono con intelligenza. […] Vale a dire: il mondo di coloro che non credono in nulla, nemmeno nell’ateismo, che si dedicano, che non si sacrificano a nulla».40
Il fallimento dei sistemi ideologici del secolo scorso ci ha “vaccinato” contro i messianismi politici, almeno teoricamente, in quanto affiorano in maniera frequente. Viene quindi propugnato il pluralismo, come possibile compromesso, anche se talvolta questo diventa solo un altro nome dell’individualismo portando avanti valori come la tolleranza, la coesione o il vivere insieme, per difendere però i propri interessi. L’uomo moderno pensa di essere al sicuro perché, alla fine, ha demistificato tutto, presumendosi libero. Tuttavia, si potrebbe dire che se non c’è “nulla” che suscita la nostra devozione, è perché “nulla” ci unisce. Nel contesto odierno, tuttavia, gli sviluppi tecnologici e gli scambi economici illudono di essere più uniti ed in comunione. Comunque, questa standardizzazione dei comportamenti presuppone un controllo economico sugli individui e un controllo statale sempre più severo, probabilmente uccidendo il desiderio di comunione più sicuramente di quanto non lo soddisfi.41
Cambiato lo scenario dell’inizio del cammino della rivista, dopo oltre cinquant’anni però restano attuali le sfide che la animarono sin dall’inizio. Rimane ancora il compito di impegnarsi nella discussione per poter rileggere la situazione della Chiesa e del mondo, dopo il concilio Vaticano II e anche dopo Giovanni Paolo II. Per quanto riguarda la
Per quanto riguarda la Chiesa, come nel suo intento iniziale, Communio ha come prospettiva, ancora molto attuale, di eseguire una «mediazione critica e sistematica della esperienza di fede» che il credente può fare solo all’interno di un’autentica esperienza di Chiesa. Per questo, Communio si propone di continuare ad essere «strumento per la costruzione della comunità cristiana».42 Per quanto riguarda il
Per quanto riguarda il mondo, invece, riprendendo il programma di Balthasar, per dirla con Healy, Communio dovrebbe saper rivendicare nel mondo attuale il ruolo della teologia nel dibattito odierno. Si constata, infatti, una certa “deferenza” da parte della teologia nei confronti del mondo delle scienze e della cultura in genere. Non solo potenziando il rapporto tra «scienza» e «religione», né tanto meno cercando un «facile concordismo» tra una teologia che spiega il «perché» e una scienza che spiega il «come» dei fatti presi in esame. La teologia ha invece il compito di influenzare intrinsecamente il modo in cui l’intelligenza affronta tutto il mondo, anche riguardo ad argomenti ritenuti «puramente secolari». Communio dovrebbe essere quindi “culturale” in un senso tutt’altro che convenzionale. Dovrebbe cioè essere strumento per leggere con categorie teologiche il mondo, per aiutare i laici a «rivendicare il logos delle loro professioni».43Il lavoro svolto dalle varie redazioni e dal gruppo
Il lavoro svolto dalle varie redazioni e dal gruppo Communio in genere, senza negare le necessarie tensioni che la vita intellettuale può suscitare, ha dimostrato che «clero e laici non sono destinati a essere in competizione», che «la libertà della ricerca laica e la modernità non minacciano sempre l’obbedienza della fede» ed «il rispetto della tradizione non è necessariamente un ostacolo alle esigenze della ragione», e che, secondo il modello di lavoro “flessibile” pensato da Balthasar, «la preoccupazione per l’unità non implica alcuna standardizzazione autoritaria».44In un periodo, quindi, in cui la Chiesa, a tutti i suoi livelli e a tutte le latitudini, sta riflettendo sulla «sinodalità» nelle sue possibili implicazioni,
In un periodo, quindi, in cui la Chiesa, a tutti i suoi livelli e a tutte le latitudini, sta riflettendo sulla «sinodalità» nelle sue possibili implicazioni,45 l’intuizione di Communio, sia nei suoi intenti che nel suo modo di procedere, sembra essere quanto mai profetica e attuale.
- «Lo stesso Ratzinger […], qualche anno dopo, non condivide più l’impostazione della rivista e il fatto che l’élite teologica consideri il concilio concluso come un cantiere permanente, spingendo sull’acceleratore delle riforme ben al di là della lettera del Vaticano II» (A. Tornielli, «Metti un (futuro) Papa in redazione», 28 giugno 2011, https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2011/06/28/news/metti-un-futuro-papa-in-redazione-1.36958294/, consultato il 10 giugno 2025). ↩
- Cf. J. Ratzinger, Vent’anni della rivista «Communio». Il coraggio di rischiare, in Communio 4 (1992), 11-21, qui 13. Balthasar racconta che i membri della commissione, proprio nel 1969, in un caffè in via Aurelia, decisero di fondare la rivista: cf. N.J. Healy, Communio: A Theological Journey, in Communio 33 (2006), 117-130, qui 125. ↩
- Cf. F. Vermigli, Cinquanta anni fa «Communio». Teologia, tradizione, modernità, in https://www.ilmantellodellagiustizia.it/francesco-vermigli-2022/cinquanta-anni-fa-communio-teologia-tradizione-modernita, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- La redazione francese venne meno a causa della morte di Le Guillou. «Le redazioni francese ed italiana che si erano costituite, unitamente a quella tedesca, alla fine del ’70 non esistono più; la tendenza, per lo meno, francese, a fare un anti-Concilium è rimasta solo come un ricordo di uno slogan per lo meno di cattivo gusto» (Presentazione di una rivista, in Communio 1 [1972], 1). ↩
- «Un giovane professore di diritto canonico, due sacerdoti non ancora trentenni studenti di teologia e un giovane editore erano a tavola, invitati dal professor Ratzinger, in un caratteristico ristorante in riva al Danubio che, a Regensburg, scorre né troppo lento né troppo impetuoso così da far ancora pensare al bel Danubio blu. L’invito l’aveva procurato von Balthasar per discutere della possibilità di fare un’edizione italiana di quella rivista che sarebbe poi stata Communio» (A. Scola, Joseph Ratzinger 1927-1997, in J. Clemens – A. Tarzia [ed.], Alla scuola della verità: i settanta anni di Joseph Ratzinger, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1997, 169-179. Il professore era Eugenio Corecco, i due sacerdoti Angelo Scola e Giuseppe Ruggieri, mentre l’editore era Sante Bagnoli, fondatore di Jaca Book). ↩
- Cf. Ratzinger, Vent’anni della rivista «Communio», 14. ↩
- Cf. Presentazione di una rivista, 1. ↩
- Cf. Vermigli, Cinquanta anni fa «Communio». ↩
- Presentazione di una rivista, 1. ↩
- Cf. Presentazione di una rivista, 1. ↩
- «Communio the review was meant to be an instrument of communio the theological reality. It was meant to be a witness to the catholicity of the Church as recovered by de Lubac, confirmed by the Second Vatican Council, and incarnated in new forms of life in the Church and the world. Communio would help readers rediscover holiness in the following of Christ as the form of intelligence, not only in theology, understood as an academic discipline, but in all spheres of life» (Healy, Communio: A Theological Journey, 127). ↩
- H.U. von Balthasar, Communio, un programma, in Communio 1 (1972), 3-12; Id., Communio – Ein Programm, in Internationale Katholische Zeitschrift Communio 1 (1972), 4-17. ↩
- Balthasar, Communio, un programma, 4. ↩
- L’avverbio vorweg (in anticipo) ricorre undici volte nel testo tedesco. ↩
- Balthasar, Communio: un programma, 5. In occasione del cinquantesimo anniversario di Communio così scriveva l’edizione francese: «Les contradictions et les défis qui traversent l’Église et le monde ont pu varier, la communion ne cesse de révéler à l’homme la réalité qu’il vise, y compris en la niant ou en la détruisant, et qu’il ne peut se donner à lui-même. Il faut sans doute que le monde éprouve que la communion lui manque. Cette défaillance rend l’homme à sa complexité et rappelle à la cité terrestre son nécessaire inachèvement. La foi chrétienne la rend plus vive encore. Mais il y a plus: la “communion” engage pour Balthasar la question du “fondement premier”. Elle exige de dire comment nous pouvons tout mettre en commun pour nous donner librement à tous. Or ce “programme” n’est pas un projet volontariste, qui exigerait de tendre de toutes ses forces vers la communion comme un horizon à venir. Il se fonde sur “l’existence d’une communion […] antécédente”» (C. Bourgeois, Le don de la communion (numéro du cinquantenaire), in Communio 2 [2025], 9). ↩
- «Only when we realize that communion is a grace that has already been bestowed in Christ can the true drama and inexorable demands of living this communion begin. What is required above all is an openness of heart» (Healy, Communio: A Theological Journey, 126). ↩
- Cazzago, ultimo direttore dell’edizione italiana in un’intervista: «Come lavorate nella redazione internazionale di “Communio”? Ogni anno, per quattro giorni, alcuni redattori provenienti dalle nazioni dove essa è pubblicata si incontrano in una città dell’Europa (là dove la Rivista viene edita). Durante questi quattro giorni i partecipanti cercano di elaborare una riflessione comune, un comune sentire, attorno ai temi che nell’anno seguente saranno oggetto dei singoli quaderni della rivista. In questo modo nelle singole versioni della rivista vengono tradotti e pubblicati contributi comuni decisi appunto nella riunione internazionale e contributi propri di ogni redazione» (M. Nasca, Non separiamo il teologo dal Papa: un colloquio con il direttore di Communio Aldino Cazzago, https://www.korazym.org/2296/non-separiamo-il-teologo-dal-papa-un-colloquio-con-il-direttore-di-communio-aldino-cazzago/, consultato il 30 agosto 2025). ↩
- Cf. Presentazione di una rivista, 2. ↩
- Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti alla riunione delle riviste del gruppo «Communio» (29 maggio 1992), in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. XV/1, Città del Vaticano, LEV, 1994, 1634 (disponibile anche su https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1992/may/documents/hf_jp-ii_spe_19920529_communio.html, consultato il 30 agosto 2025). ↩
- H.U. von Balthasar, My Work: In Retrospect, San Francisco, Ignatius Press, 1993, 109. ↩
- «Questa è una rivista internazionale di teologia, il suo livello è quello di un qualsiasi cristiano prete o laico che ha svolto studi che gli permettano di usare strumenti, che non siano solo giornali quotidiani o bollettini di informazione. La rivista rimane una pubblicazione direttamente rivolta a specialisti. Saranno anzi tali specialisti o tecnici della materia che dovranno sostenere la strumentazione e l’apparato scientifico usato dagli articoli che li richiedano» (Presentazione di una rivista, 2). ↩
- Presentazione di una rivista, 2. ↩
- Ratzinger, Vent’anni della rivista «Communio», 15. ↩
- Cf. https://www.communio-icr.com/about/international-affiliates, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Cf. https://communio.fr, accesso 30.08.2025; Ratzinger, Vent’anni della rivista «Communio», 13. ↩
- Cf. https://www.communio-argentina.com.ar/quienes-somos, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Cf. https://ikaz-communio.de/ojs/index.php/ikaz/issue/view/302, consultato il 30 agosto 2025. Racconta Ratzinger della nascita dell’edizione tedesca: «L’editore Kösel voleva rinunciare alla rivista Hochland, ricca di tradizione culturale, per sostituirla con un Neues Hochland (che ebbe vita breve), dove però il termine “neu” (nuovo) alludeva a un decisivo mutamento d’impostazione. Così l’ultimo direttore di Hochland era pronto e disposto a porre tutta la sua esperienza e le sue energie al servizio della rivista in divenire. Egli l’ha fatto con grande generosità, fondando egli stesso una nuova editrice allo scopo di garantire l’autonomia e in tal modo non solo egli rinunciò a propri stipendi, ma mise a disposizione dell’impresa le sue risorse personali. Senza di lui questo start non sarebbe stato possibile» (Ratzinger, Vent’anni della rivista «Communio», 14). ↩
- https://www.herder.de/communio, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Cf. https://communio.nl, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Cf. https://communiobrasil.wordpress.com/category/editais/, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Cf. https://ika.hkm.hr/novosti/ponovno-pocinje-izlaziti-hrvatsko-izdanje-casopisa-communio, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Cf. https://mkrcommunio.cz/o-nas, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Cf. https://communio-folyoirat.hu/fomenu/communio-folyoiratrol/rolunk, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Affermava di questo periodo lo stesso Giovanni Paolo II: «Come Arcivescovo di Cracovia ho avuto occasione di favorire e di promuovere l’edizione polacca che ha contribuito alla conoscenza della fede in un paese dove la ricerca intellettuale della verità è stata ostacolata per lungo tempo» (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti alla riunione delle riviste del gruppo «Communio»). ↩
- Cf. https://communio.pl, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Cf. https://www.druzina.si/revija/communio, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Cf. https://edicionesencuentro.com/coleccion/revista-catolica-internacional-communio, consultato il 30 agosto 2025. ↩
- Cf. J.R Armogathe, Notre-Dame de Kibeho, signe d’espérance pour l’Afrique, in Communio 1/273 (2021), 118-122, qui 118. ↩
- Cf. Balthasar, Communio, un programma, 4-5. ↩
- Cf. C. Péguy, Mystique et politique, A. de Vitry (ed.), Paris, Robert Laffont, 2015, 434. ↩
- Cf. Bourgeois, Le don de la communion, 9. ↩
- Cf. Presentazione di una rivista, 1. ↩
- «Let me clarify that I am not just recommending more dialogue between “science” and “religion”, much less rehashing proposals for a facile concordism between a theology that explains “why” and a science that explains “how”. No, the point is rather that theology intrinsically affects how the intelligence comes to grips with the world around us, even in supposedly “purely secular” subjects» (Healy, Communio: A Theological Journey, 130). ↩
- «C’est déjà situer le travail spécifique de notre revue. Là où beaucoup exploitent ad nauseam les vertus rhétoriques du conflit, les membres de Communio, sans nier les nécessaires tensions que suscite la vie intellectuelle, peuvent d’ailleurs attester que clercs et laïcs ne sont pas voués à être en concurrence, que la liberté des recherches profanes et la modernité ne menacent pas toujours l’obéissance de la foi et que le respect de la tradition n’est pas nécessairement une entrave aux exigences de la raison. Le joyeux désordre des réunions internationales de Communio, conforme au modèle très souple imaginé par Balthasar, montre aussi que le souci d’unité n’implique aucune uniformisation autoritaire» (Bourgeois, Le don de la communion, 9). ↩
- Cf. XVI assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione, https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2024/10/26/0832/01659.html, consultato il 30 agosto 2025. Con una nota di accompagnamento al testo, papa Francesco dichiara che questo va assunto come un atto del Magistero pontificio. Papa Leone, nella sua visita alla Segreteria generale del sinodo per incontrare i membri del Consiglio ordinario nel giugno 2025, ha affermato: «La sinodalità è uno stile, un atteggiamento che ci aiuta ad essere Chiesa» (Leone XIV, Saluto ai membri del consiglio ordinario della segreteria generale del Sinodo dei vescovi, 26 giugno 2025, https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/june/documents/20250626-consiglio-sinodo.html, consultato il 30 agosto 2025). ↩
F. Spinelli, Uno strumento a servizio della comunione. Storia e situazione della rivista internazionale di teologia e cultura Communio, in Fidei Communio 2/1 (2026), 117-130
